Please reload

Post recenti

LE EPIDEMIE A SAN DONATO DAL XVII AL XIX SECOLO

June 15, 2020

1/10
Please reload

Post in evidenza

GLI EBREI NELLA STORIA DI SAN DONATO VAL DI COMINO

January 27, 2018

L’INIZIO DELLE RICERCHE STORICHE

Con il Convegno del 1994, che si tenne a Villa Grancassa, prendeva il via la ricostruzione delle vicende relative a Grete Bloch e ad alcuni ebrei che vissero confinati a San Donato tra il 1940 e il 1944.

 

 

Le relazioni furono tenute da Auro Massa, che introdusse l’argomento, da Domenico Cedrone, che si soffermò su “La presenza degli ebrei a San Donato”, da Domenico De Napoli, dell'Università di Cassino, il quale parlò del “Ruolo della Valle di Comino nella caduta della linea Gustav”, e da Anacleto Verrecchia dell'Università di Torino, che relazionò su "I rapporti tra Grete Bloch e Kafka". Le lettere di Kafka e della Bloch furono lette dall'attrice Federica Tatulli. Intervennero gli addetti culturali dell'Ambasciata d'Austria, di Israele, della repubblica Ceca e Slovacca. In sala erano presenti il dottor Tenembaum e sua moglie Ursula, due degli ebrei confinati a San Donato e scampati ai campi di sterminio.

Il Convegno, proposto dalla Pro Loco, fu organizzato dal sindaco Carlo Pittiglio, dall’assessore Stelio Cardarelli, da Rosanna Tempesta, Mario Amato, Paola Visocchi, Auro Massa e da Costantino Iadecola. Grande fu la risonanza sui giornali quotidiani, soprattutto perché l’argomento era inedito. Esso rientrava nel filone delle ricerche storiche inaugurato dalla Pro Loco di San Donato con la presidenza di Rosanna Tempesta (1991 - 1993). Per la prima volta, San Donato organizzava convegni e conferenze tendenti a ricostruire le vicende del passato.

 

 

 

I PRECEDENTI

Della storia di Grete Bloch fino a quel momento si erano occupati solo due illustri giornalisti: il 12 settembre 1954, sulle pagine del settimanale “L’Europeo”, il germanista Giorgio Zampa (1921-2008) racconta la cattura della Bloch e degli altri internati attraverso i ricordi del parroco Don Donato Di Bona e di altri testimoni; il 6 giugno 1970, il conduttore televisivo Enzo Tortora (1928-1988), dopo essere stato più volte in visita a San Donato, pubblica sul quotidiano “La Nazione” l’articolo: “Da San Donato ad Auschwitz”.

 

ALTRE INIZIATIVE

Alla famiglia Tenembaum, nel 1995, il Comune di San Donato conferì la cittadinanza onoraria. Nel 2002, la storia degli Ebrei confinati fu riproposta all’attenzione dei sandonatesi dall’Archeoclub Val di Comino con una conferenza che si tenne nell’Aula Magna della Scuola Media di San Donato: “Grete Bloch e il suo rapporto con Franz Kafka - In ricordo degli Ebrei confinati a San Donato”. L’argomento fu introdotto da Rosanna Tempesta, relatori ancora una volta Auro Massa e Domenico Cedrone. Ad essa parteciparono gli studenti dell’ultimo anno del Liceo Classico “V. Simoncelli" di Sora.
Il 20 maggio del 2005, Stefano De Angelis, giornalista del quotidiano Il Messaggero, riceveva il “Premio Giornalistico Nazionale - Ciociaria 2004-2005” dalla Camera di Commercio di Frosinone (patrocinio ordine dei giornalisti – associazione stampa romana - associazione nazionale della stampa - amministrazione provinciale di Frosinone) per aver diffuso con un suo articolo, pubblicato il 26 gennaio 2005, la conoscenza degli ebrei confinati e di Costanza Rufo, che eroicamente aveva aiutato Ursula Tenembaum a sfuggire ai tedeschi; a Costanza Rufo sono stati dedicati quindici alberi nel “Giardino dei Giusti” di Gerusalemme.
Nell’autunno del 2005, Luisa Coletti arricchiva l’argomento dirigendo un documentario intitolato “Luogo di confino”, prodotto dall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. In esso, la vicenda di Grete Bloch veniva ricostruita attraverso l’intervista ad Auro Massa, testimone oculare della presenza degli ebrei a San Donato.
A queste iniziative fecero seguito diversi articoli e ricerche pubblicati da Francesco Perrelli e Alessandrina De Rubeis, basati su interviste a testimoni e sopravvissuti.
Nel 2010, l’Associazione Genesi pubblica “Gli ebrei internati a San Donato, 1940-1944: accoglienza e solidarietà”, a cura di Domenico Cedrone.
Nel 2011, sugli ebrei internati a San Donato, Anna Pizzuti, docente di lettere presso la scuola media di San Donato, sollecitata dal fervore degli studi, assegnò una ricerca ai suoi alunni che sull’argomento intervistarono i loro nonni. La ricostruzione della storia, integrata con documenti dell’archivio comunale, fu inserita nel suo libro “Vite di carta”.
Il 6 aprile 2013, il Comune di San Donato organizzò un importante evento al quale parteciparono figli e nipoti degli internati. Nel corso della giornata fu posta, nei pressi della sede municipale, una stele commemorativa, realizzata dallo scenografo Rai Giuliano Tullio. Alla cerimonia, oltre alle autorità locali, presero parte Stefania e Joanna Winter (Germania), Ilana e Nahman Rinot (Israele), Peter Koppe e Barbara Kintaert (Austria), Lia Toaff (Fondazione Museo della Shoah di Roma) e Katrin Tenenbaum. Per l’occasione fu proiettato il documentario dal titolo “Luogo di Confino” per la regia di Luisa Coletti.

 

LA SAN DONATO DI QUEL TEMPO

Gli ebrei arrivarono a San Donato nel 1940 in conseguenza delle leggi razziali varate nel 1938. Fino al 1943 vissero con una certa tranquillità, circondati dalla solidarietà e dalla comprensione della gente. Dai documenti presenti in Comune e in Prefettura, agli internati furono garantiti un sussidio mensile e l’assistenza medica. Nei primi due anni, la guerra non aveva modificato molto il modo di vivere dei Sandonatesi. Gli uomini erano stati richiamati alle armi, ma le battaglie si combattevano lontano. Con lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia del 9 luglio 1943, la guerra si trasferiva sul suolo italiano.
Il 25 luglio cadeva Mussolini e il giorno 8 settembre il governo Badoglio annunciava l'armistizio con gli alleati. Dopo tale data, la situazione, diventò preoccupante.

Il 9 dello stesso mese, si fermò a San Donato il Comando aeronautico della Sicilia proveniente da Benevento, che circa due settimane più tardi fu sciolto per l'arrivo della 305. Infanterie-Division tedesca, sostituita il 21 dicembre dalla 5. Gebirgsjägerdivision (5^ divisione Cacciatori da Montagna). I bombardamenti erano quotidiani. Le difficoltà non mancavano. I generi di prima necessità scarseggiavano ed erano razionati dalla tessera annonaria che consentiva l'acquisto di 200 grammi di pane pro capite al giorno. Mancava la pasta e soprattutto il sale. In tutti gli abitanti serpeggiava la paura di dover abbandonare il comune.
La Kommandantur (il comando tedesco) fu organizzata presso la Casa del Fascio in via Piave, mentre la sede locale della 305. Infanterie-Division e 5. Gebirgsjägerdivision fu stabilita presso Palazzo Cellucci in via Napoli. Un'altra stazione si trovava invece a Contrada Selva. Una postazione contraerea era a Castagneto e un'altra a Montetto o Castellone.
Nell’area compresa tra Monte Pizzuto e Valle d’Acero fu realizzato un efficace sistema difensivo, composto da una postazione antiaerea, un trincerone (Roccia dei Tedeschi), ricoveri e diversi fortini scavati nella roccia. Per la realizzazione, il genio militare tedesco si affidò a Gaetano Cugini, Filippo
Baccari e al giovane Cesidio Cugini, perché esperti cavatori e scalpellini. I lavori durarono oltre un mese e furono regolarmente retribuiti.
Giornalmente a San Donato affluivano prigionieri alleati insieme a militari di truppa e civili sfuggiti al servizio di lavoro e che tentavano di superare la linea Gustav per riunirsi agli alleati. Questi erano concentrati in località La Vorga, alla Fonte di San Cataldo, alle Grottelle e a Pedicone. Alcuni capitani inglesi ex prigionieri si erano rifugiati alla Torre. I Sandonatesi li aiutavano e rifocillavano incuranti del pericolo che correvano. Tutto il paese, infatti, era tappezzato di manifesti che promettevano la pena di morte a coloro che avessero prestato soccorso ai soldati sbandati sul territorio. Furono compiuti anche alcuni atti di sabotaggio per cui al Comune di San Donato fu inflitta una penale di 200 mila lire. Tedeschi e repubblichini spesso rastrellavano il paese nel tentativo di catturare gli uomini da adibire a lavori vari. Le chiese furono chiuse e la messa si celebrava in casa del maestro Giovanni Coletti dove erano state trasferite anche le statue più importanti dei santi. La statua della Madonna di Loreto, invece, fu trasferita in casa della famiglia del medico Attilio Tempesta. Si decise di trasferire anche la statua di San Donato, ma gli abitanti del Castello si opposero, perché non volevano privarsi della sua protezione. Si racconta che una bomba cadde sul Santuario e si andò a conficcare senza esplodere davanti all'altare dove troneggiava la statua di San Donato. Infine, durante la ritirata tedesca, diversi palazzi, chiese e case della cittadina furono colpiti da schegge di bomba.

 

PERCORSI TURISTICI

Nel 2015, il Comune, in collaborazione con Visit Val di Comino e il Club Alpino Italiano, ha realizzato il percorso naturalistico “Roccia dei Tedeschi”, corredato da tabelle informative e aree di sosta. L’itinerario è stato inserito tra i sentieri ufficiali del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Nel 2017, nel centro storico è stato realizzato il percorso “Novecento”. Il progetto, curato da Luca Leone, prevede 27 punti visita corredati da tabelle informative sui luoghi della Shoah a San Donato (punti significativi, domicilio degli internati, storie, personaggi). Allo stesso Luca Leone va riconosciuto il merito di aver localizzato la Grotta degli Ebrei presso la Vorga e la Torre degli Inglesi nel bosco sovrastante via Dogali (per entrambi i luoghi sono stati previsti appositi percorsi storico-naturalistici che andranno a integrarsi con quelli già esistenti) e di aver individuato e ricostruito la biografia di Grete Berger, stella del cinema muto internazionale internata a San Donato, interprete dei grandi film di Fritz Lang e F.W. Murnau. Tra tutti: “Metropolis”, “Destino”, “Il dottor Mabuse”.

 

Tags: