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LE EPIDEMIE A SAN DONATO DAL XVII AL XIX SECOLO

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L'EDIFICIO SCOLASTICO DI SAN DONATO

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Siamo di fronte a un paesaggio della memoria.
Intorno alla costruzione di questo edificio scolastico realizzato negli anni 1934-1942 si scheggiano sprazzi di legislazione, attività didattica pre e post-unitaria, ritratti nitidi ed essenziali di maestri e maestre che hanno insegnato a tante generazioni di giovani la nobile arte del leggere e dello scrivere, profili di cittadini in grado di affrontare la vita in ogni campo in patria e all’estero consapevoli che il diritto è il frutto del dovere compiuto. Ritratti che si estendono anche in senso orizzontale toccando territori limitrofi a San Donato Val Comino ed anche esterni alla Valle ma ad essa collegati dalla vicenda scolastica.
Attingendo anche alla storiografia locale, l’Autrice ricorda i protagonisti principali dell’Opera: il primo progettista ing. Donato Tempesta chiamato nel 1934 all’Ufficio tecnico di Finanze di Lecce, l’ing. Giuseppe Romita – destinato a importante attività politica nell’Italia repubblicana – che gli subentrò apportando al progetto primitivo le variazioni imposte dal Provveditorato ai LL. PP. di Frosinone e ricoprendo anche il ruolo di direttore dei lavori, il committente podestà dott. Guido Massa, l’ing. Antonino Clementi di Roma, titolare dell’omonima impresa di costruzioni che si aggiudicò l’appalto, l’espertissimo capomastro signor
Antonio Antonellis assistente ai lavori, il podestà ins. Gaetano Marini che richiese il collaudo dell’opera, il geom. Bruno Coletti autore della perizia dei danni subiti dall’edificio nel corso del II° conflitto mondiale, il signor Francesco Cesidio Coletti, padre del geom. Bruno, titolare con lui dell’Impresa che eseguì gli interventi di restauro.
Di tutti sono riferite notizie e interessanti spunti di vita anche sociale. Bella, tra le altre, la nota dedicata alla solenne cerimonia della posa della  prima pietra: sulla sua faccia superiore il signor Donato Di Bona praticò un foro di forma cilindrica nel quale venne introdotto un tubo di piombo, fornito dal signor Cesidio Cellucci fu Donato, con una pergamena e alcune monete in corso legale. Cemento bianco suggellò la bocca del foro. Poi, benedetta dal Parroco, la pietra venne fatta discendere lentamente nelle fondamenta alla presenza delle Autorità provinciali, locali e di folto pubblico. Era il 31 agosto 1934.
Non poteva mancare e non mancano, accanto alle immagini dell’edificio, ritratti di docenti e discepoli riemersi da archivi privati insieme a vari documenti d’epoca, presentati nella elegante veste tipografica della editrice “Arbor Sapientiae”.
Completano l’opera i profili delle maestre Concetta Coletti Tempesta premiata nell’ambito della mostra didattica “La Rai per le Scuole” ed Ester Fabrizio Tullio alla quale la nipote che ne tramanda il nome dedica una poesia “luminosa”.
Chiunque veda l’imponente edificio di cui parliamo non può mancare di chiedersi come ne sia stata possibile la realizzazione in un Comune lontano dal centro della provincia. Non alludo alle dimensioni pure importanti ma abbastanza frequenti nell’edilizia scolastica dell’epoca anche in siti di provincia ma alla qualità del suo linguaggio architettonico.
Ebbi occasione, anni or sono, di mostrare quest’opera all’arch. Dimitri Ticconi, docente di Storia dell’Architettura alla “Sapienza” di Roma, presente in Alvito per la schedatura della produzione architettonica del Sei – Settecento, autore del saggio pubblicato nel 2014 sull’Atlante del Barocco in Italia da De Luca Editore D’Arte.
Restò colpito dall’architettura dell’edificio ed osservò che essa andava inscritta nel filone “rivoluzionario” delle avanguardie storiche del razionalismo europeo, non senza riflessi di quella cultura futurista che ebbe in Antonio Sant’Elia (1888-1918) un genio capace di visioni architettoniche davvero suggestive.
Vi colse anche il rifiuto di ogni allusione alla tradizione dei classicismi storici nonché significative adiacenze a certa architettura razionalista italiana di maestri dei quali ebbi cura di appuntare i nomi: Alberto Sartoris (1901-1998), Adalberto Libera (1903-1963), Giuseppe Terragni (1904-1943) segnalandomi, in particolare, come emblematico l’accostamento della architettura di questo edificio scolastico a quella del condominio Novocomum da lui costruito a Como tra il 1927 e il 1929.
Osservazioni che, a mio giudizio, stimolano futuri approfondimenti.
Alla luce di queste riflessioni la scelta del podestà Massa di affidare all’ing. Giuseppe Romita – appena tornato dal confino – revisione del progetto e direzione dei lavori sembra oltrepassare il dato di cronaca e qualificarsi come gesto coraggioso volto ad affermare il principio della libertà intellettuale.

Alvito, giugno 2019
Luciano Santoro

 

 

Del complesso fa parte una palestra coperta, che ancora oggi fa bella mostra di sé, in costruzione autonoma, di lunghezza 15,10 metri, larghezza 10,10 metri, altezza 8,60 metri,  di mq. 152.5, con cubatura pari a 1311,50. Nella palestra, illuminata da tre finestroni a vetrocemento, ci sono dei locali annessi: spogliatoi, bagni, docce, magazzino, stanza del custode.

 

 

 

 

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