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Nel pomeriggio del 26 luglio 1875, sul territorio di San Donato si abbatté un violento uragano che in due ore devastò la campagna e il centro abitato. Il torrente distrusse numerose case coloniche e cancellò intere proprietà. In paese danneggiò le strade interne, in particolare le rampe di Largo Capo La Valle (oggi Piazza Carlo Coletti), della taverna comunale, il ponte di Cucchi e tutte le strade di collegamento con i comuni vicini.

Numerosi contadini, all'inizio della tempesta, cercarono riparo nella chiesa del Convento, la quale, però, trovandosi sotto il livello della strada, rapidamente si riempì d'acqua. I malcapitati, privi di ogni altro scampo, si arrampicavano sugli altari urlando a gran voce per richiamare i soccorsi. Furono salvati dai carabinieri, i quali, scassinata una porta che dava accesso al coro, si tuffarono nell'acqua e nella melma, che aveva raggiunto i due metri. In detta chiesa ancora oggi esiste una lapide che segna sul muro l'altezza raggiunta dall'acqua in quel frangente (m. 1,80):

 

Il XXV luglio MDCCCLXXV

il torrente invase la chiesa

e arrivò a questo livello

Giovanni Paglia priore

pose nel MDCCCLXXXII tale memoria

 

I carabinieri soccorsero anche Casimiro Troiani di Michelangelo, traendolo vivo dalla bottega completamente allegata e salvarono i forestieri Gaetano CautiIli di Lorenzo, carbonaio di anni 40, e Giuseppe Ursitti, vaticale di Opi, i quali trovandosi a passare per la strada che conduce ad Atina, in prossimità del punto  detto "il Pretale", erano rimasti imprigionati nel fango. Unica vittima fu Vincenzo Cardarelli per il quale non fu possibile organizzare alcun intervento in quanto "giaceva infermo".

Il paese, quindi, duramente provato dall’ennesima calamità, che aveva provocato ingenti danni all'agricoltura, cadde in ”estrema miseria".

 

 

Per l’approfondimento vedi: “San Donato Val di Comino dal Regno borbonico allo Stato unitario e l’opera del sindaco Carlo Coletti dal 1870 al 1893”.

 

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