LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA

di Rosanna Tempesta

Archivio Privato M. Piselli


Un tempo su quel suolo, che oggi si chiama Piazza della Libertà, esistevano due chiesette, una era dedicata a s. Matteo e un’altra a s. Giovanni Battista ed Evangelista.

Della chiesetta di s. Matteo si perdono le tracce fin dai primi anni del 1600, anche se doveva essere molto importante per la nostra comunità, tanto è vero che, ancora oggi, quella zona continua ad essere chiamata “San Matté”. A conferma di questo forte e sentito culto del Santo, gli era stato dedicato anche un altare con beneficio semplice, posto all’interno della chiesa di s. Giovanni Battista ed Evangelista.

Dai documenti della Curia di Sora emerge che la chiesa di s. Giovanni era stata fondata dalla Università (oggi il Comune) e da alcuni notabili del paese, i quali la custodivano con cura assicurandole cospicue donazioni, che venivano accresciute di anno in anno.

I beni della chiesa erano amministrati dagli ufficiali della Università tramite i procuratori, che venivano scelti dai massari annualmente. Nel giorno della festa, dopo le solite funzioni religiose, si procedeva alla benedizione dei campi.

Nel 1565, non senza dissensi, la chiesa fu tolta ai privati e qualche anno dopo dal Vescovo pro tempore della Curia di Sora fu unita al Capitolo di s. Maria e s. Marcello, mentre il beneficio di s. Matteo fu unito al seminario di Sora.

Da quel momento, però, lentamente, ma inesorabilmente, iniziò la sua decadenza anche se, nel 1884, fu restaurata completamente. L’incarico del rifacimento della volta fu dato ai sandonatesi Vincenzo Di Bona e Benedetto Fabrizio. Terminati i lavori, fra i mastri sandonatesi e il Clero, non soddisfatto del modo in cui erano stati eseguiti i lavori, nacque un contenzioso, che si protrasse per molto tempo. Di Bona e gli eredi di Fabrizio, nel frattempo deceduto, furono obbligati a rifarli a loro spese. Il Procuratore del Capitolo, don Raffaele Leone, sborsò solo sei ducati per il supplemento di spese.

Nel 1846, la chiesa dal Capitolo fu ceduta alla Congrega di S. Maria Addolorata [1]. Importanti restauri e rifacimenti furono realizzati nel 1847, quando era arciprete don Pietro Gramegna: fu rinforzata, prolungata e resa più decorosa con una spesa di 253,99 ducati.

Nel 1855 furono eseguiti altri lavori: la lunghezza della chiesa fu portata da “53 palmi a 71”, mentre la larghezza rimase “di palmi 33” e l’altezza “di palmi 20” [2], per una spesa pari a 900 ducati [3].

Circa quarant’anni dopo, essa era diroccata e senza porta. Il Capitolo, non avendo fondi per poterla risistemare, decise di darla in affitto come deposito di materiali da costruzione [4].

Fu completamente demolita nel 1935 circa, quando si decise di dare ampio accesso al nuovo edificio della scuola elementare.

Archivio privato Mario Piselli


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[1] ARCHIVIO CURIA Vescovile Sora

[2] Il palmo del napoletano equivale a cm. 26,4

[3] A.C.V.S

[4] ASMSM, Libro delle Conclusioni Capitolari

E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo che fa parte integrante di una imminente pubblicazione dal titolo "Culti e devozioni a San Donato"

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