Il monumento ai caduti di San Donato Val di Comino
Aggiornamento: 5 giorni fa

di Rosanna Tempesta
Piazza Carlo Coletti è dominata dal monumento innalzato ai 62 caduti della Prima guerra mondialee ai 31 della Seconda. In alto, tutt'intorno al blocco marmoreo, sul basamento della statua, campeggia la scritta: “Eterni come la patria, gloriosi come la vittoria”.
Esso così viene descritto nel Catalogo generale dei Beni Culturali: “Su una bassa base quadrata si eleva il piedistallo in travertino a sezione esagonale irregolare con lapidi recanti i nomi dei caduti delle due guerre mondiali; corone d'alloro in rilievo ornano i tre lati minori. In alto è posta copia dela statua in bronzo della vittoria alata che brandisce con la destra un gladio mentre con la sinistra impugna uno scudo circolare” ( l'originale della statua fu donato alla patria nel corso della Seconda guerra mondiale). Fu inaugurato nel 1927". (si tratta di un errore, perchè dai documenti emerge che la data corretta è 1926).


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L’idea di realizzarlo nacque nel 1921 e subito fu costituito un Comitato promotore formato da 30 persone: Antonellis Antonio fu Loreto, Antonellis Antonio di Vittorio, Cardarelli Antonio fu Francesco, Cautilli Domenico di Pasquale, Cedrone Antonio di Michele, Cedrone Giuseppe di Felice, Cellucci prof. Luigi fu Lorenzo, Coletti Giovanni fu Carlo, Rev. Cocuzzi Pietro fu Gaetano, Cucchi Luigi di Francesco, Cugini Cesidio fu Raffaele, Fabrizi Antonio fu Giacinto, Fabrizi Amedeo fu Clementino, Fabrizi Ing. Ernani di Giovanni, Rev. Gallucci Cesare, Gaudiello Gennaro fu Luigi, Gentilucci Gaetano fu Loreto, Leone Donato fu Giuseppe, Massa dott. Pasquale fu Costantino, Musilli Luigi fu Modesto, Piselli Donato di Costantino, Salvucci Loreto fu Gaetano, Tempesta Biagio fu Alfonso, Tempesta Emilio fu Loreto, Tempesta Giovanni fu Gregorio, Tempesta dott. luigi fu Gaetano, Tempesta avv. Giuseppe fu Tommaso,Tocco Ernesto fu Nicola, Tramontozzi Francesco di Antonio.
Era presieduto da Loreto Salvucci, che fra l’altro aveva il compito di raccogliere i fondi necessari non solo fra i residenti, ma anche fra gli emigrati negli Stati Uniti.
La notizia della costituzione del Comitato fu pubblicata su “Il giornale d’Italia”. L’elenco delle persone che ne facevano parte era preceduto da questa introduzione[1]:
"Pensino essi che in tutti i paesi della penisola già sono sorti, come in quelli limitrofi di Alvito e Settefrati, o stanno per sorgere, come negli altri vicini, i bronzei e marmorei ricordi che consacreranno nei secoli i militi della redenzione.
Tutti sono egualmente sacri: gli artefici del braccio e quelli della mente, il fine gentiluomo e l’incolto operaio; tutti furono affratellati nel sacrificio e nella devozione per la grande madre.
Così gli appartenenti alle classi più agiate onoreranno, con l’amico del cuore, l’umile popolano dal cui lavoro la famiglia aspetta il modesto sostentamento, ed i lavoratori associeranno i compagni che ebbero vicini nella quotidiana fatica all’intellettuale caduto con essi, nel culto della Patria comune e per l’elevazione di tutti.
Ciascuno dunque sia sollecito e generoso. Questo il Comitato attende dal sentimento civico dei sandonatesi e dalla rinnovata coscienza che è frutto benefico della guerra vittoriosa, per cui oggi più vivamente si ripercuote nell’animo di ogni italiano il suono vibrante di una fatidica parola: Italia!
Il Comune approvò l’iniziativa, concedendo un contributo di 5000 lire, da erogare nell'arco di cinque anni, nella misura di 1000 lire annue, e mettendo a disposizione del Comitato un’area di suolo pubblico di 12,90 m², da individuare tra Piazza Lauretana e Piazza del Convento.
Ottenuta l’approvazione del Comune e il conseguente contributo economico, il Comitato dovette affrontare la fase successiva: la raccolta dei fondi necessari alla sua realizzazione. A tale scopo furono organizzati per diverso tempo spettacoli teatrali quasi sempre con gli stessi protagonisti, che si esibivano in scene diverse.
La notizia degli spettacoli indetti fu pubblicata su “Il giornale d’Italia”:
"Per i caduti in guerra di San Donato Val di Comino
Ad iniziativa del Comitato per i caduti in guerra ad esclusivo vantaggio di tale doverosa opera si è dato iersera un primo intrattenimento artistico.
La popolazione ha risposto con slancio alla nobile iniziativa intervenendo in gran numero alla festa.
Dopo un'interessante conferenza del commissario prefettizio cav. Tommaso Vittî su Dante, fu eseguita scelta musica dalle valenti pianiste signora Nobilia Massa D'Onofrio e signorina Annina Massa nonché dai fratelli, signori Augusto e Cesare Fabrizi; vi fu recita di poesie patriottiche di Carducci fatta dai signori Loreto Salvucci, presidente del Comitato suddetto, il quale, con nobili ed elevate parole, spiegò agli intervenuti il significato della serata e gli scopi che .si propone raggiungere il Comitato stesso e di Ada Negri fatta dall'insegnante signorina Ester Fabrizio; vi furono brillanti macchiette da parte dei signori Luigi Tata e Domenico Coletti e canto eseguito con arte e sentimento dal dott. Vittorio Fanoni di Settefrati.
Se l’opera prestata dai suddetti fu superiore ad ogni elogio, meritano particolare menzione le romanze cantate con vera maestria dal signor Fanoni.Chiuse l‘intrattenimento il signor Carlo Coletti (nipote del Sindaco del 1800) con un monologo satirico di sua produzione “Lo scompiglio” che raccolse gli applausi generali!
E’ nelle intenzioni del Comitato di dare altre serate per la migliore e sollecita riuscita dello scopo che si propone e siamo certi che non verrà a mancare il benevolo appoggio di quanti sentono tutta la santa riconoscenza dovuta agli eroi che immolarono tutta la loro fiorente giovinezza per la gloria e la grandezza della patria[1]."

Per incoraggiare le donazioni il comitato così si rivolse ai cittadini:
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Il vasto incendio che divampò in Europa nell’agosto del 1914, e non poteva non estendersi alI’talia, costò alla nazione oltre cinquecentomila suoi figli. E l’ardente cantiere rosseggiò del cemento vermiglio onde fu costruito il nuovo solido pilastro delle rivendicazioni e dell’ascensione nazionale; perchè altri fratelli ancora disgiunti dalla riunita famiglia fossero riscattati dall’abominevole gioco e la Patria, forte nei suoi naturali confini, riacquistasse la vera indipendenza: quindi un’effettiva potenza e per questa il sicuro benessere.
Fra i tanti che l’immortalità predilesse si annoverano sessantuno sandonatesi. Essi compirono nobilmente il loro dovere: smisurato nei superstiti è il debito di riconoscenza e di amore verso questi gloriosi fratelli.
Il comitato costituito in Sandonato per l’erezione di un monumento che attesti perennemente, con la gratitudine dei sopravvissuti, il valore di tanto sacrificio; che avvivando nei presenti e nei venturi la memoria della gesta liberatrice sia esempio luminoso ed ammonitore, rivolge ai cittadini di ogni loro obolo al doveroso adempimento della grande opera. Il Comitato esorta particolarmente i concittadini che dimorano all’estero, e sentono perciò più intenso l’affetto che li lega alla propria terra, a dare con abbondante larghezza, perchè l’opera possa essere effettuata con sollecitudine e nel modo più degno. Volge calda preghiera di raccogliere quanto più possono anche con l’organizzare trattenimenti, fiere di beneficenza ecc., affinchè il loro contributo sia come si spera, anzi prevede, cospicuo.
Nel frattempo era stata costituita una Commissione tecnica che avrebbe dovuto occuparsi praticamente della realizzazione del monumento. Il progetto fu affidato all’architetto Luigi Morosini, che nel 1922 aveva ricevuto l'incarico di progettare il monumento ai caduti del comune di Ferentino e che aveva lavorato alla costruzione del Vittoriano a Roma con il cognato, architetto Giuseppe Sacconi, la scultura fu affidata ad Ercole Drei, nominato nel 1927, per chiara fama, Professore di Scultura presso la Regia Accademia di Belle Arti di Bologna, cattedra che mantenne per trent'anni, diventandone direttore tra il 1952 e il 1957, mentre Il bozzetto in gesso fu realizzato dallo scultore Francesco Parisi, allievo di Achille d'Orsi, autore di numerose opere di genere (busti e ritratti celebrativi) e del monumento ai caduti di Cisterna di Littoria (inaugurato il 27 luglio 1924), andato distrutto durante i bombardamenti del 1944.
Gli scalpellini che lo realizzarono furono: Donato Di Bona, Costanzo Tempesta, Giuseppe Di Bona, Donato Di Bona, Giorgio Cucchi e Luigi Tempesta.
Successivamente, Domenico Iannucci, diventato presidente del Comitato, inviò al Comune una lettera, esaminata nel Consiglio del giorno 8 maggio 1926, con la quale anche a nome della Commissione tecnica richiedeva l’autorizzazione a poterlo erigere, anziché nei luoghi indicati dalla delibera comunale, nella centralissima piazza Carlo Coletti. A sostegno della richiesta adduceva due motivazioni: la mole imponente dell’opera e l’esigenza di porla nella piazza principale del paese dove si svolgeva in prevalenza la vita cittadina, perché sarebbe stata più visibile quindi avrebbe contribuito in maniera più efficace a mantenere “imperituro il ricordo di quelli che si immolarono per la nostra grande patria”. [1]
Finalmente il monumento fu realizzato con l’incisione dei nomi di coloro che avevano perso la vita nella Prima guerra. Fu inaugurato il 26 settembre 1926.

Quel giorno alcuni negozianti esposero questa scritta:

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Nel 1928 per onorare i caduti si decise di alberare una strada con 76 piante, “come 76 sono i caduti, scrisse il podestà Massa, si da creare un viale della Rimembranza a perpetuo ricordo dei migliori fra noi […]”. La decisione fu presa in ottemperanza alle disposizioni ministeriali del regio decreto del 1923 che stabilì che in ogni comune d'Italia si dovesse piantare un albero per ciascuno dei soldati locali morti nel conflitto.Tali alberi sono stati abbattuti il 25 aprile del 2020 su disposizione degli Amministratori comunali.

Nello stesso tempo in ottemperanza alle disposizioni fasciste sorse il bosco dell'impero, così come risulta dalla cartolina postale.

Archivio privato Coletti- Tempesta
Con l’entrata in guerra dell’Italia, il Regio Decreto del 25 agosto 1940 n. 1315, al fine di recuperare materiale metallico per sostenere l’industria bellica, ordinava ai Prefetti delle singole province la rimozione dei monumenti in bronzo e la loro sostituzione con quelli di marmo.
Nel corso del 1941, le Prefetture, in accordo con Soprintendenze e sedi locali dell’Associazione nazionale combattenti, raccolsero le informazioni relative alla presenza di monumenti in bronzo nei comuni di loro competenza e stilarono degli elenchi, corredati da fotografie, che furono inoltrati al Ministero dell’Educazione nazionale. Nell’elenco della Prefettura di Frosinone figurava anche la “Vittoria alata” di San Donato.
Nel 1942, pertanto, la statua di bronzo fu “donata alla patria”. Le spese per la sua rimozione ammontarono a lire 290,00. A trasportarla a Sora su un carro fu Antonio Pesce per un compenso di lire 101,00.

Una nuova statua di bronzo della “Vittoria alata” fu posta sul monumento dopo qualche anno dal termine della Seconda guerra. Negli anni Sessanta lo scultore Federico Gismondi realizzò una nuova Vittoria alata riprendendo, gosso modo, l'impostazione della statua originaria.
Nel 1968 l’Amministrazione comunale registrò un contributo di 300.000 lire al Comitato incaricato della «replica» della statua. Nello stesso periodo furono incisi sulla seconda lapide i nomi dei caduti del Secondo conflitto. Il monumento assunse così l'aspetto che sostanzialmente conserva oggi.


Nello stesso periodo vennero aggiunte le lapidi relative ai caduti di altri conflitti: campagne d'Etiopia, guerra di Spagna e Seconda guerra mondiale.
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[1] Biblioteca Nazionale Centrale di Roma,
E’ vietata la riproduzione, anche parziale dell’articolo senza l’autorizzazione dell’autrice o del blog dell’Archeoclub. L’articolo fa parte di una imminente pubblicazione dell’autrice e sarà corredato dal nome dei caduti di ambedue le guerre.
[1] Verbale 8 maggio 1926.









































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